mercoledì, settembre 22, 2010


La donna cade
dentro al bar
cade dentro a un sonno fondo
dentro a un cappuccino
L’uomo che la raccoglie
per lei è soltanto un braccio
uno straccio che la asciuga
una voce che la rassicura
la rassicura rimproverandole qualcosa
La donna spalanca un sorriso cieco:
da qualche parte in fondo al sogno
- in fondo alla tazza -
quell’uomo è sua madre
o qualcun altro
nascosto dalla spuma di latte.
Intorno a lei
noi, gente del bar,
continuiamo ad esistere
come qualcosa di scontato e caldo.
Non so
se mi sono mai sentita
come lei
ma la mia tazza è uguale alla sua:
abbiamo entrambe sul fondo
quel che rimane dello zucchero
e schiuma liquida.
Così è la gente
in questo bar:
gente che cade e gente che ci pensa su.
Ognuno con la sua tazza. (Alessandra Racca)

mercoledì, settembre 15, 2010

 




















ph. s. gasparato 2010- Sara Guerra 

Dove, dove si mette
la parola futuro?
La sotterro?
La stendo sul balcone?
La sbatto in prima pagina, in televisione?
La faccio scendere in campo?
La prostituisco per avere successo?
Le faccio fare volontariato?
Preferirà stare a Roma o a Torino?
Mi trasferisco con lei in un piccolo paese
in una casa con la staccionata, l’orto e il cane?
La affido a mia madre, a mio padre, come il cane?
La porto alle feste, ad un party chic?
Le faccio fare la vita bohémien?
Le faccio sposare un ingegnere o un artista?
Dove come dove
si mette
la parola futuro?
La mia amica
lei lo saprebbe
ma io
che voglio sempre controllare tutto
mannaggia a me
io, che non so dove caspita
si metta una parola futuro
io che perdo l’orientamento
oltre che i calzini
io
oggi
penso
che se potessi vederla dentro ai tuoi occhi
sarebbe bello
vederla lì nei tuoi occhi
sarebbe così bello
lasciarla nei tuoi occhi
guardarla un’ultima volta
ogni sera
prima di dormire
e finalmente
riposare. 
(alessandra racca)

sabato, settembre 11, 2010

domenica 26 settembre ore 12,00-gastronomadi al chiostro

Festival gastronomade dove si uniscono convivialità, gioco, culture vicine e lontane. Gustoso cibo internazionale “di strada” condito dalla musica. Assaporare, conoscere, ascoltare colori e sapori d’Italia e del Mondo. Senegal, Romania, Cuba, Sri Lanka, Sud America, Italia, Bulgaria tutti insieme in una atmosfera autentica: il chiostro della Pieve di San Floriano.
informazioni e contatti domenico.zantedeschi@gmail.com  barbara.aramini@hotmail.it

mercoledì, settembre 01, 2010

mi pare bellissimo fare splash
















Qualche era geologica fa ritenevo che fosse disdicevole scrivere d’amore.
E’ chiaro. Non la penso più così.
Ma qualche era geologica fa era inverno.
Ora è estate…

Vengo a te come a mare aperto
superate le spiagge
e le grasse signore
e certe ciambelle
coccobello.

Vengo a te come a mare aperto
superata la sabbia
vacillante sui piedi
incerti bruciati non adatti.
Vengo a te senza ciabatte.

Vengo a te come a mare aperto
oltre gli scogli
oltre le siepi
e i fazzoletti sporchi di merda
e certi esploratori
cinquantenni
con le ginocchia
bianche
le pieghe di pelle all’ingù.

Vengo a te dalla collina
guardando laggiù
tremo
per una nuvola bianca
e mi domando
sarà temporale?
E quando?
Presto?
Quale sciagura verrà
da questa nuvola
così bianca e lontana?


Vengo a te con il naso scottato
e un costume
un po’ vago
molle sul seno
da cambiare

Vengo a te come a mare aperto
salita quassù
non sento rumore
oltre la radio
e le bestemmie
e i bambini che gridano
e i bambini che gridano non saranno
uomini decenti
e i bambini che gridano saranno solo
bolle di biologia

Vengo a te sondando
le chiazze di mare scuro
col terrore nel petto
senza nessuna fede o fiducia:
dove capiterò
se mi butto da qui?
Per me
i mostri marini
esistono
e i pirati
e le balene
e l’abisso
spaventosi
senza voci e colori
senza le luci della città
senza vetrine
senza soldi
senza un’amica da chiamare

Vengo a te come a mare aperto
del tutto paurosa
della morte
vengo a te infreddolita
senza i vestiti adatti
né per il freddo né per il caldo
vengo a te
senza belle frasi
tonta, un pomeriggio a leggere Novella 2000
con qualcosa di sciocco in me

Eppure vengo a te
apro le braccia
mi tuffo a te come a mare aperto
e l’aria è mobile
e viva
e quando arrivo giù
mi pare bellissimo
fare splash.

Alessandra Racca

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