sabato, maggio 22, 2010

nascosta nella metro esausta sotto il cielo esausto sotto il velo il tuo corpo-baobab

corpo-baobab
parole F. Genti ph. S. Gasparato

Curvy girls (donne formose)
































Sembrano lontani i tempi in cui Karl Lagerfeld dichiarava che nessuno avrebbe voluto vedere donne formose: oggi ha persino fatto sfilare Crystal Renn allo show Chanel Resort 2011 di St. Tropez.

Dietro la recente ribalta delle modelle plus size, c'è anche il contributo di alcuni uomini che hanno creduto, spinto e incoraggiato la presenza delle curve in passerella, nei servizi fotografici e nelle copertine delle riviste. Uno di questi è Gary Dakin ("lavorare con queste donne è davvero emozionante! Scritturandole, da Vogue alla sfilata di Chanel a St. Tropez, abbiamo rotto barriere che due anni fa erano intoccabili!") responsabile della divisione plus-size dell'agenzia Ford Models che lavora, tra le altre, con Crystal Renn e Tara Lynn. Dakin, 41 anni e un passato da modello, racconta di essere cresciuto con un ideale di bellezza dato dall'immagine delle donne della sua famiglia, in carne e bellissime. Nella sua agenzia, meravigliose ragazze dalle taglie abbondanti posano in un ambiente rilassato in cui non manca mai un ricco buffet.

Patrick Demarchelier, Steven Meisel e Sølve Sundsbø, sono invece alcuni dei fotografi che hanno lavorato a servizi su donne curvy con scatti di impatto e provocatori che negli ultimi mesi hanno fatto parlare molto. Come pure lo stilista Mark Fast che, in occasione della settimana della moda londinese, ha fatto sfilare modelle dalle taglie forti. Uomini dunque, che stanno puntando sul fattore "plus", scommettendo su un nuovo modo di concepire il corpo femminile che sembra stia portando ottimi risultati (anche dal punto di vista del business).
Si dibatte, a colpi di post, sull'immagine delle donne curvy nel mondo del fashion e dell'advertising. Blogger e addetti ai lavori si schierano pro o contro le curve, non senza polemiche
Forse è l'argomento più scottante e attuale, e sembra sia doveroso schierarsi pro o contro l'utilizzo di modelle plus size in passerella e nelle campagne. La fotografa e blogger francese Garance Doré ha recentemente dichiarato di essere contraria a mostrare modelle plus size, in quanto - a suo parere - non fisicamente sane. Non si è fatta attendere la smentita e la precisazione che vorrebbe più spesso vedere sfilare anche (e non solo) modelle plus size, in modo da rappresentare la donna nelle sue tante diversità.

Non meno polemico il post di accusa verso il fashion system che lamenta la scarsa voce data alle plus size black e che cita anche Vogue Curvy, nonostante il nostro sia uno spazio in cui cerchiamo di rappresentare ogni tipo di diversità e di bellezza (da Toccara Jones a Jennifer Hudson, per non parlare delle nostre meravigliose blogger black&curvy).

In generale, per qualcuno la recente sovraesposizione mediatica (se così si può definire) di modelle e celebrities curvy è considerata una moda passeggera, per altri un primo passo verso un processo importante e graduale di apertura alle diversità. Ecco, noi siamo questi ultimi. Non è una questione di centimetri, né di taglie. Per noi curvy è, prima di tutto, un modo di essere. Di accettare e amare il proprio corpo. Di valorizzarlo e mostrarlo in quanto miglior strumento che abbiamo a disposizione. Meraviglioso perchè unico. Curvy significa diverso, non omologato, non standardizzato a una serie di canoni precostituiti. E questo nostro spazio è dedicato e riservato a tutte le donne curvy, senza preclusione di taglia, età, colore e forma!
Vogue

giovedì, maggio 20, 2010

- sono una ragazza, capisci?



















- sono una ragazza, capisci?
me ne sbatto dei tuoi "non è concepibile"
delle medicine contro il raffreddore che sanno di ciliegia
del tono basso della voce impostata.
- non pesto le formiche, capisci?
trovo carini perfino i lombrichi.
regalo in giro mesi assurdi.
mi piace affondare nel mio corpo
pesarmi sulla bilancia.
- pensa: guardo i tramonti e non mi trovo patetica.
le dita delle mani
gli occhi
le narici misteriose
l’ombelico e la nutella
la senape e il seno.
le unghie
i vestiti che mi stanno bene
il respiro
le scarpe scomode.
- le cose "inconcepibili"…
sì, ne faccio innumerevoli
e allora?
francesca genti 

shoes commes des garçons

venerdì, maggio 14, 2010

pomme de terre ou patate, mela di terra (apple, potato, pear of earth)

La parola italiana patata deriva dall'omonimo termine spagnolo, preso direttamente dalla sua forma indiana in lingua nahuatl potatl, attraverso però l'uso altrettanto diffuso di termini come «papa» (che in lingua quechua indica appunto Solanum tuberosum) e «batatas» per Ipomoea batatas, nome originario dell'isola Hispaniola.

Attraverso la lingua italiana e l'inglese i termini «patata» e l'analogo «potato» si diffusero nel resto d'Europa, sopravvivendo con alcuni nomi in disuso nei dialetti della lingua tedesca (Patätsche, Pataken). Più fortuna ebbe il nome Tartifola datole in Italia a partire dal XVI sec.: assimilato il tubero di Solanum tuberosum per forma e commestibilità al tartufo, oggi il termine relativo in italiano sopravvive solo in alcuni dialetti, mentre si è affermato in tutta l'area mitteleuropea e germanica nella variante Kartoffel, termine che poi tornò in alcuni dialetti del Friuli nella variante latinizzata di «cartufole» o «cartufolaria». Anche le parole in lingua bulgara картоф, e in lingua russa картофель derivano dall'Italiano tartufoli.

In altri linguaggi è comune anche "mela di terra": pomme de terre in francese, aardappel in olandese, תפוח אדמה in ebreo (spesso scritto solamente פוד) e Erdaepfel in tedesco Austriaco. Il termine è probabilmente di origine colta, ed è da accostare all'analogo tedesco «Grundbirne» (pera di terra), da cui derivano i termini «krompir» del croato, «bramburi» del ceco, peruna del finlandese, e jordpäron dello svedese. In polacco la patata è chiamata ziemniaki, e in slovacco zemiak, dalla parola che significa "terra". In parecchie lingue indiane settentrionali e nepali è chiamata alu e in indonesiano kentang.

wikipedia

pomme de mer, patata di mare

La patata di mare (Halocynthia papillosa Linnaeus, 1767) è una ascidia  della famiglia Pyuridae.
Il corpo ha forma di sacco. La tunica, coriacea e ruvida al tatto, è di colore variabile a seconda della profondità e della luce ricevuta: più rossa nelle parti illuminate, tendente al rosato o al bianco-giallastro se in ombra. Presenta due sifoni, quello superiore inalante e quello laterale esalante, tramite i quali introduce il nutrimento in sospensione nel sacco branchiale  per il filtraggio. L'apertura del sifone presenta una corona di setole e una caratteristica forma a croce. Lunga fino a circa 10-12 centimetri. È diffusa nell'oceano Atlantico orientale, nell'oceano Pacifico meridionale ed è molto comune nel Mar Mediterraneo. Vive tra le praterie di Posidonia oceanica o su coralligeno, da circa 3 fino a 100 metri di profondità. Si riproduce a novembre, sia in maniera sessuata che asessuata per gemmazione.  wikipedia

 

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